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Paesaggio urbano di Firenze

Cosa è il cotto?

Facciamo un passo indietro

Cosa è il cotto?: Elenco

Origini del cotto

Nato intorno al IV millennio a.C. il cotto pavimento, lavorato artigianalmente, ha iniziato la sua corsa verso la storia delle pavimentazioni intorno al XII secolo d.C. in Castel Viscardo, presso una fornace della località di Le Trobbe.
La sua diffusione successiva ha permesso di identificare, oggi, dei punti di riferimento geografici da intendersi come ‘patrie del cotto’: Castel Viscardo, Impruneta, Battipaglia, Faenza e Marsciano.
Queste località vengono comunemente riconosciute come luoghi di produzione ufficiale di questo materiale.
Utilizzato in origine come materiale economico e accessibile a tutti per le finiture di locali rustici e rurali appartiene, oggi, alla famiglia della ceramica e si può considerare un pavimento di pregio.
Derivante dalle più antiche tradizioni popolari, le tipologie del cotto di oggi possono sintetizzarsi in diverse aree tematiche: legate sia dalla zona di produzione sia alle modalità produttive.
In relazione alle principali aree geografiche delle tradizioni antiche a cui è legato distinguiamo il:
- cotto toscano e fiorentino;
- cotto siciliano;
- cotto umbro;
- cotto spagnolo.

Il cotto toscano nasce in una località di origine etrusca dal nome di Impruneta, a Firenze. La sua massima diffusione risale al periodo rinascimentale e la testimonianza diretta di questa fama è la cupola del Duomo di Firenze.

Una variante del cotto toscano è il cd. cotto fiorentino: capoluogo nel quale, sin dal lontano 1865, si attivò un processo di lavorazione meccanica che, a fianco dell’attuale lavorazione artigianale del cotto, rappresenta ancora oggi il punto di riferimento per la produzione industrializzata di questo pavimento.

Il cotto umbro nasce a Castel Viscardo, un paesino in provincia di Terni molto apprezzato per la lavorazione artigianale dell’argilla. Le antiche fornaci del posto, ancora oggi, estraggono argilla di altissima qualità per esportare in tutto il mondo le piastrelle dal colore chiaro rosato che hanno arredato variegate strutture architettoniche.

Una delle curiosità che colpisce subito a sentir parlare di cotto siciliano è che si tratta di un pavimento proveniente da una terra abitata da un potentissimo vulcano: l’Etna.
Nato e cresciuto principalmente nel territorio catanese, messinese e agrigentino, il cotto siciliano ha subito inevitabilmente l’influenza della sabbia vulcanica, al punto da fare della stessa uno dei suoi maggiori punti di forza.

Se diamo uno sguardo alle tecniche di lavorazione, invece, possiamo distinguere il cotto lavorato a mano da quello artigianale a quello industriale. Il cotto toscano, siciliano e umbro, in particolare, sono tra i più famosi e apprezzati nella scena edilizia.

Composizione e cromie

Composto da un’argilla naturale, ricavata da rocce sedimentarie, è un materiale che ben si presta a diversi tipi di lavorazione.
Il materiale argilloso di cui è fatto, in verità, presenta una composizione variabile di vari elementi naturali come: il silicio, gli ossidi di ferro, la sabbia e il carbonato di calcio. La loro consistenza in percentuale, all’interno dell’argilla, è strettamente correlata alla zona di estrazione: pertanto, in base alla combinazione delle proprietà naturali citate si ricavano cromie e caratteristiche tecniche e granulometriche differenti.
Ad esempio, l’argilla che contiene una quantità maggiore di ossido di ferro darà vita a un cotto di color maggiormente rossiccio. Al contrario, una presenza più alta di sostanze calcaree darà vita a un cotto finale di colore più chiaro e poroso.
Da ciò si evince che lo spettro cromatico di questo materiale è molto ampio e variegato, e va dai toni del giallo ocra ai toni dell’amaranto intenso. Un altro dato che influenza le gradazioni di colore del cotto è la percentuale di ossigeno presente durante la fase di cottura.


La lavorazione dell’argilla del cotto toscano è lenta e rigorosa. Estratta dalle cave in cui si trova, viene compattata in apposite zolle, per poi essere filtrata e ripulita da eventuali residui impuri. In ultimo, viene impastata con una miscela di acqua e sabbia ed inserita in appositi stampi, a forma di mattonella, presso i quali subirà un’essiccazione di un paio di giorni. A essiccazione ultimata la forma della mattonella può essere estratta dallo stampo per essere rifilata manualmente. Il passaggio finale prevederà una cottura in forno a una temperatura di 100°C per circa 3 giorni.
Il risultato è una piastrella dalla colorazione tendente al rossastro, che può adattarsi benissimo ad ambienti rustici o a locali dallo stile più classico ed elegante.

Il cotto umbro viene usato per ambienti esterni o interni, anche in una gradazione di bianco naturale, si abbina spesso a particolari maioliche e viene sottoposto a processi di smaltaggio adatti al mantenimento delle sue sfumature naturali.
Non è difficile trovarlo in tonalità di colore rosso intenso e risulta particolarmente adatto per gli ambienti più ricercati che puntano alla sobrietà e raffinatezza dello stile d’arredamento.

Il cotto Furnò, cotto siciliano, è un particolare tipo di mattonella ottenuta dall’unione delle argille del posto con precise quantità di sabbia vulcanica. Il risultato di questa miscela è un più alto livello di resistenza, rispetto al cotto classico, e una resa estetica notevole legata ad una piacevole sensazione di accoglienza abitativa.
Lo si può trovare in tantissime versioni di colore, forme e finiture naturali e proviene da un processo di lavorazione interamente manuale. L’impasto di argilla e sabbia vulcanica viene sistemato in apposite formelle in legno e poi viene fatto essiccare per alcuni giorni, fino al raggiungimento della cottura in forno a legna o a carbone.
Molto più moderno anche per la fase produttiva dal quale deriva, il cotto Kwikdry ha una doppia qualità: è idrorepellente e biodegradabile. Proviene da una lavorazione con tecnica a immersione ed è particolarmente adatto alle difese murarie anti umidità.

Come trattare il cotto

Le caratteristiche principali di questo tipo di pavimento sono: versatilità, perché lo si può ottenere in innumerevoli forme e colorazioni; resistenza, perché viene sottoposto a un particolare passaggio di impermeabilizzazione che lo rende anche di facile manutenzione; traspirabilità, qualità che lo rende piuttosto poroso ma anche soggetto a macchie se non viene trattato immediatamente dopo la sua messa in posa.

Il cotto è uno dei materiali edilizi più resistenti e delicati allo stesso tempo. La traspirabilità del cotto, infatti è un'arma a doppio taglio, perché se da una parte può dimostrarsi una carta vincente, dall'altra parte ne rivela il suo tallone d'Achille, poiché, quando una sostanza entra in contatto con la superficie, essa rischia di macchiarsi irrimediabilmente.

Non solo le sostanze particolari determinano la rovina di una bella superficie in cotto, ma anche quelle della quotidianità, quali l'olio, il caffè e persino alcune tipologie di detersivi.

In genere come tutti i materiali, è soggetto a naturale degrado che è determinato da molteplici fattori tra i quali quelli che interessano le caratteristiche fisico-meccaniche, come per esempio il consumo a causa del calpestio, oppure biologiche, dovute alla formazione di muffe, o ancora, di entrambi, in azione combinata.

In base alla tipologia scelta, in base al luogo all'interno del quale esso viene posata, questo materiale può richiedere l'attenzione su una serie di fattori considerati critici per le superfici in cotto.

Primo fra tutti il problema dell'assorbimento. Il cotto, come è noto, è un materiale molto poroso e molto assorbente e questa caratteristica potrebbe pregiudicare la resa estetica delle superfici, a causa della comparsa di macchie.

Il trattamento consigliato è quello di protezione antimacchia.

Il problema dell'assorbimento si risente molto anche nel caso in cui vi è la comparsa di umidità, per risalita o per infiltrazione. Per prevenire questo fenomeno è necessario procedere con trattamenti ad acqua, consentiti anche dopo il lavaggio, quando il cotto non è ancora completamente asciutto.

Va da sé che per i problemi di infiltrazione di umidità sono necessari altre tipologie di prevenzioni e risanamento, come guaine e drenaggi.

Uno dei fattori critici da valutare, sia nella scelta, sia per il trattamento del cotto, è la sua resistenza all'usura. Il cotto industriale è caratterizzato da una durezza superiore rispetto a quella comprovata per il cotto fatto a mano. Nel caso in cui si desideri conferire al cotto una particolare resistenza all'usura è opportuno trattare la superficie con emulsioni acquose, generalmente più efficaci.

La scelta della tipologia di trattamento da effettuare sulle superfici in cotto viene scelto in base ai fattori critici, precedentemente esposti, come anche le finalità alle quali si mira, che possono essere i seguenti:

  • di protezione;

  • di finitura.

I trattamenti del cotto, inoltre, possono suddividersi tra quelli con base in solvente e quelli con base acquosa; sebbene per i primi non si preveda nessun livello di pericolosità per l'uomo, essi stanno pian piano lasciando il posto ai secondi, sempre più scelti dalle aziende di produzione.

Agire con un trattamento protettivo del cotto, appena dopo la posa della mattonelle è indispensabile per tutelare le superfici da qualsiasi macchia o altro danno irreparabile.

Il trattamento del cotto avviene seguendo due precise fasi:

  • il lavaggio e protezione

  • finitura (o ceratura) della superficie.

In un primo momento è necessario eseguire il lavaggio completo e accurato della superficie in cotto, che solitamente viene eseguito circa 20 giorni dopo la messa in posa delle mattonelle in caso di un nuovo pavimento.

La finitura (o ceratura) viene eseguita quando il pavimento sarà completamente asciutto, circa 1 settimana dopo il lavaggio in base al meteo.

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